La Riserva del Borsacchio tra tutela e contese
A Roseto degli Abruzzi c'è un lembo di costa adriatica, tra dune sabbiose e campi coltivati. Qui la natura ha resistito a lungo, silenziosa e ostinata come un animale che si mimetizza, finché la politica non l'ha scovata trasformandola in terreno di disputa.
La "Riserva Naturale del Borsacchio" nacque nel 2005 con una promessa di protezione per 1.140 ettari di paesaggio costiero.
Macchie, colline e campi, un intreccio di vite animali e umane.
Franco Sbrolla fu tra i promotori di quella promessa, uno di coloro che credettero nella possibilità di preservare questo spicchio d'Abruzzo.
Macchie, colline e campi, un intreccio di vite animali e umane.
Franco Sbrolla fu tra i promotori di quella promessa, uno di coloro che credettero nella possibilità di preservare questo spicchio d'Abruzzo.
Una promessa rimasta sospesa, più che compiuta, perché la legge regionale n. 4 del 2024 ha ridotto il suo corpo a poco meno di venticinque ettari.
È come se un gigante fosse stato smembrato fino a diventare l'ombra di sé stesso.
Le reazioni non tardarono.
Il centrodestra regionale ha presentato la riduzione come un atto di razionalizzazione, utile a liberare gli agricoltori da vincoli ritenuti ingiusti.
Le opposizioni, dagli ambientalisti ai democratici al Movimento 5 Stelle, hanno risposto parlando di atto notturno e di illegittimità.
Ne sono nate interrogazioni parlamentari e raccolte firme, mentre la "Riserva" si trasformava in simbolo ambivalente, ostacolo per alcuni e promessa tradita per altri.


Sul terreno, intanto, la cronaca aggiungeva capitoli imprevisti.
Alla fine di luglio 2025, un incendio ha divorato due ettari di vegetazione retrodunale.
Le fiamme hanno aperto varchi tra macchia e spiaggia e subito sono affiorati sospetti.
C'è chi ha indicato bivacchi e nudisti come possibili responsabili, ma nessuna indagine ha mai confermato colpevoli.
Il fuoco a volte nasce da una scintilla invisibile, e in questo caso ha lasciato più cenere che prove.
Il fuoco a volte nasce da una scintilla invisibile, e in questo caso ha lasciato più cenere che prove.
Poi è arrivata la musica.
Giovanni Allevi, con il suo pianoforte filosofico-spirituale, ha portato suoni, emozioni e folla dentro la Riserva.
Alcuni hanno accolto l'evento come occasione per avvicinare la comunità a un paesaggio da riscoprire e proteggere, altri hanno temuto che anche l'arte potesse diventare peso insostenibile per un ecosistema fragile.
Il dato di fatto è che la "Riserva" vive oggi in bilico.
C'è chi la vuole spazio sacro e intoccabile, e c'è chi la immagina come terreno da piegare, ridisegnare e sfruttare.
Il Borsacchio è diventato un palcoscenico su cui si recitano commedie e drammi, tra politici che si accusano e si difendono, cittadini che firmano petizioni, associazioni che misurano ettari e leggono norme, fiamme che divorano dune e musicisti che sposano la causa ambientalista.
In fondo, la storia della "Riserva Naturale del Borsacchio" somiglia a quella di molte altre zone protette.
Un fragile equilibrio tra conservazione e appetiti, tra memoria e presente.
Un luogo che chiede soltanto di essere lasciato vivere, con la discrezione che meritano i paesaggi capaci di parlare da soli, nonostante le strumentalizzazioni politiche e gli interessi di parte.
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