"Fotografo la luce emotiva di Roseto"
Intervista ad Angelo Stama, l'obiettivo che cattura l'anima del territorio
Angelo Stama è un fotografo di Roseto degli Abruzzi che ha fatto della fotografia paesaggistica la sua passione e la sua arte.
Specializzato nel racconto del paesaggio marino, ha già esposto le sue opere in diverse mostre.
Con uno stile riconoscibile e una sensibilità particolare per la luce e i colori del suo territorio, Angelo Stama rappresenta una delle voci più interessanti della fotografia paesaggistica locale.
Lo incontro in un caldo pomeriggio estivo sul lungomare rosetano e stappiamo una bottiglia di birra insieme.
Angelo, com'è nata la tua passione per la fotografia? È stato un colpo di fulmine o qualcosa che è cresciuto lentamente?
Sorride.
Sai, non è stato proprio un colpo di fulmine, é stata più come un'alba che piano piano ti conquista. Ricordo che da ragazzino mi fermavo spesso a guardare i tramonti sul mare, e pensavo sempre "vorrei catturare questa bellezza". Quando ho preso in mano la prima macchina fotografica, ho capito che era quello il mio linguaggio. È cresciuto così, giorno dopo giorno, scatto dopo scatto.
C'è un posto di Roseto che non ti stanchi mai di fotografare? Magari un angolo nascosto, una spiaggia, un'alba…
Gli occhi si fanno nostalgici.
C'è un tratto di lungomare, verso nord, dove le prime luci del mattino creano dei riflessi magici sull'acqua. Lì c'è una casa diroccata che mi fa pensare ogni volta alla caducità dell'esistenza. La guardo e immagino bambini che giocano felici in riva al mare e adulti che scrutano l'orizzonte pensierosi. Non importa quante volte ci torno, è sempre un'emozione nuova. Il mare qui ha sempre una luce particolare e qualcosa da raccontare. A volte è un sussurro, a volte sono urla. Non mi stanco mai di ascoltarlo con l'obiettivo.

Guardando le tue foto si capisce che hai uno stile tutto tuo. Come lo descriveresti? Ti viene naturale o è frutto di tanta sperimentazione?
Manda giù un sorso di birra.
Dicono che cerco sempre la "luce emotiva", quella che non illumina solo il paesaggio, ma anche l'anima di chi guarda. Non so se sia naturale o più frutto di anni di tentativi. Forse entrambe le cose. Mi piace catturare l'intimità dei luoghi, anche in uno scatto grandangolare. Roseto ha quest'anima gentile e io cerco di farla emergere.
Fotografi con l'istinto o con la tecnica? Usi strumenti particolari o vai più "a sentimento"?
Parto sempre dal cuore, poi la tecnica mi aiuta a tradurre quello che sento. Uso attrezzature semplici, niente di troppo complesso. Una buona reflex, qualche filtro e, soprattutto, le gambe! Sorride. Pedalo e cammino molto, aspetto e osservo. La pazienza è il mio strumento principale.
Se dovessi scegliere uno scatto tra i tuoi preferiti, quale sarebbe? Raccontaci la storia che c'è dietro, cosa ti ha colpito in quel momento.
Una breve pausa di riflessione.
Ci sono tante foto tra le mie preferite. Se proprio devo farlo, ne scelgo una che ho fatto durante una tempesta, con le onde che si infrangevano sugli scogli e un surfista che sfidava la furia del mare. Ero completamente bagnato, ma c'era questa luce incredibile che filtrava tra le nuvole e quella scena che oserei definire epica. In quel momento ho pensato: "Ecco, questa è Roseto nella sua forza pura". Non era solo uno scatto, era un abbraccio con la mia terra. E con il mio mare.
Cosa ti spinge a scattare una foto? È più la luce, un volto o un'emozione?
La luce, sempre la luce. Non solo quella del sole, ma anche quella negli occhi delle persone, nelle pietre antiche, nel movimento del mare. Quando vedo una luce che illumina la storia di un paesaggio o di un volto, devo fotografarla. È più forte di me.
Nel tempo pensi di essere cambiato come fotografo? Ti rivedi in quello che facevi qualche anno fa?
Annuisce pensieroso.
All'inizio cercavo la foto "perfetta", ora cerco quella "vera". Ho imparato che l'imperfezione, a volte, è più bella della perfezione tecnica. I miei primi scatti erano più "rigidi", ora lascio che il momento mi guidi di più.
Che consiglio daresti a chi oggi inizia a fotografare solo per passione, come hai fatto tu? C'è qualcosa che avresti voluto sapere all'inizio?
Si sporge in avanti con un atteggiamento confidenziale.
Non abbiate fretta. Imparate a guardare prima di scattare. E soprattutto, fotografate quello che vi emoziona davvero, non quello che pensate debba emozionare gli altri. La sincerità si vede sempre. Infine, scattate, scattate e scattate!
Per te la fotografia cos'è, in poche parole? Un hobby, un modo per raccontare, un rifugio?
Riflette, lo sguardo lontano.
È casa. È il mio modo di abbracciare il mondo e di farmi abbracciare da lui. È preghiera, è gratitudine, è amore per questo posto meraviglioso che ho la fortuna di chiamare casa.
Come vivi il rapporto tra fotografia e social media? Ti stimola condividere i tuoi scatti o preferiresti tenerli più "intimi"?
L'espressione si fa ambivalente.
È bello condividere, vedere che le mie foto toccano le persone. Ma cerco di non farmi condizionare dai "like". Pubblico quello che sento, non quello che "funziona" meglio online.
Se potessi fare una sola foto per raccontare chi sei oggi, cosa fotograferesti?
Sorride con tenerezza.
Fotograferei le mie mani mentre accarezzano la sabbia al tramonto. Perché sono mani che hanno imparato a toccare la bellezza, e la sabbia di Roseto è la mia pelle, la mia identità.
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